Sulla tomba di Raffaello, nel Pantheon di Roma, c'è questo epitaffio:
"Qui giace Raffaello, dal quale la natura temette mentre era vivo di essere vinta; ma ora che è morto teme di morire".
Sono di Pietro Bembo, ed è un omaggio alla creatività divina del grande Urbinate.
Ad Urbino il Venerdi Santo, 6 aprile del 1483, alle tre di notte vide la luce Raffaello Sanzio.
Raffaello iniziava la sua breve avventura terrestre, così intensa e bruciante da essere considerata leggenda; e il giuoco delle coincidenze sembra preordinare e favorire circostanze fedeli più che all'uomo al mito.
Il Venerdì Santo 6 aprile del 1520, alle ore tre di notte, Raffaello moriva.
Il Vasari arriverà a far combaciare persino l'ora dei due avvenimenti, le tre di notte. Raffaello lavorava alla "Trasfigurazione" quando si ammalò, e la tavola incompiuta fu collocata a capo del letto funebre, "la quale opera -è sempre il Vasari a scrivere - nel vedere il corpo morto e quella viva, faceva scoppiare l'anima di dolore".
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